Guatemala – il racconto

Guatemala – il racconto

Per noi, il Guatemala, avrebbe dovuto essere un paese di transito. Troppo pericoloso, troppe pistole, dicevano…

Se in Messico ci devi andare con una pistola per proteggerti, in Guatemala proprio non ci dovresti andare, dicevano…

La propaganda di terrore ci aveva fatto pianificare solo due giorni per attraversare lo stato, per entrare subito in Honduras che dovrebbe essere anche peggio.

Beh, non è andata proprio così.

L’ingresso in Guatemala

Di Messico ne avevamo abbastanza, era ora di procedere. E di tortillas io non ne potevo più. Abbiamo attraversato il confine a ‘La Mesilla’, non è la frontiera più grande tra Messico e Guatemala, ma abbiamo trovato rapidamente il Benjercito (banca dell’esercito) Messicano per farci risarcire i 400$ di deposito per l’importo temporaneo della moto e per farci fare il permesso d’uscita. All’ingresso in Guatemala ancor prima di esibire i passaporti, un giovane si piglia qualche dollaro per spruzzarti la moto di disinfettante. Poi si entra nell’ufficio immigrazione dove due di tre ufficiali dormono come bambini e poi il permesso della moto. Cambiamo i soldi per strada, mercato nero. In un paio d’ore sbrighiamo tutto. Peccato che le facce che ci circondano non promettano niente di buono.

Ad ogni modo, saliamo su Titine e iniziamo l’avventura in Guatemala. I primi chilometri dopo la frontiera sono allucinanti, un bordello incredibile per strada, gente ovunque, le bancarelle e i passanti formano una sorta di tunnel in cui tu devi passare, sperando che abbia una fine. Non so cosa facciano tutti li ammassati, non è che ci fosse un gran traffico tra i due stati, eravamo gli unici per quelle due ore.

Ad un certo punto il casino finisce e ci si trova proiettati in una strada a tornanti tra queste montagne molto ripide. Ma quello che veramente ci stupisce sono il clima e la vegetazione. È fresco, siamo in altitudine, si guida tra le nuvole, e mi aspettavo un caldo tropicale, siamo circondati da una foresta di pini, e mi aspettavo la giungla.

Iniziamo a divertirci tra queste strade, il paesaggio è magnifico e alterna natura selvaggia a campi di grano e circolano principalmente jeep pickup che trasportano anche quindici persone ovunque ci sia uno spazio disponibile. È periodo di elezioni e gli slogan dei partiti sono pitturati ovunque lungo la strada. Inizia a farsi tardi e spingiamo per arrivare a Huahuatenango prima che faccia buio. Quando arriviamo è buio pesto, siamo stremati, la città sembra troppo caotica e sporca e non ci sentiamo a nostro agio. Gli hotel sembrano più cari che in Messico, ma per 25$ troviamo il miglior albergo del viaggio, Hotel California dove ci prepariamo per partire presto la mattina seguente.

Lago Atitlan

La strada è sempre più bella, inizio a pensare che il Guatemala non sia poi così male. Arriviamo Panajacel sul lago Atitlan giusti giusti per il tramonto. In pratica il sole scende tra due vulcani, il lago è in altitudine quindi le nuvole sembrano al livello dell’acqua, l’effetto è strepitoso. La cittadina è molto turistica ma ci rassicura, sembra tutto normale, iniziamo a rilassarci… Per strada vediamo quelli che sono gli indigeni, i discendenti dei Maya, padroni di questa terra prima della conquista spagnola. Sono molto bassi, vestiti secondo tradizione, con moti colori e tessuti della medesima fantasia. Tentano di venderci braccialetti e collanine, sono distaccati, mi danno l’idea di essere più poveri dei guatemaltechi spagnoli e non mi sembra che tra le due fazioni ci sia affiatamento. Si potrebbe anche prendere una barca e fare il giro dei villaggi degli indigeni, ma Soph e io concordiamo che non sia cosa carina, si tratta di una cultura, non di un’attrazione turistica.

Durante il passaggio per il Guatemala pensavamo di visitare Tikal, tra i siti Maya più importanti al mondo, ma studiando l mappa ci rendiamo conto che è un po troppo lontano, un paio di giorni per arrivare viaggiando verso nord al confine col Messico. Quindi dopo aver visitato un mercatino consigliato da mia cugina Giorgia a Chichicatenango, dove ero l’essere vivente più alto  ci dirigiamo ad Antigua.

Purtroppo a volte è abbastanza sporco ai lati della strada, come in tutti i paesi poveri, ogni tanto si passa di fianco ad una discarica, a volte stanno bruciando l’immondizia e la puzza è tremenda. In più ci si mette anche l’inquinamento degli autobus, che ovviamente vanno a diesel senza catalizzatori. Gli autobus in Guatemala sono i vecchi “School bus” degli stati uniti, e ad ogni accelerata disperdono una nube nera tossica, oltre che a guidare come pazzi senza regole, sempre a manetta anche con l’aiutante dell’autista sopra al tetto del mezzo… robe da matti!

Antigua

Non sappiamo gran che riguardo Antigua, una cittadina ad un’ora da Ciudad de Guatemala, raccomandata da tutti in quanto ci sono le scuole di spagnolo e sembra essere particolarmente bella architettonicamente. In effetti il posto ha dell’incredibile. È circondata da tre vulcani, che sono così vicini che sembra si possano toccare, uno dei quali è molto attivo ed erutta ogni mezzora. Lo vediamo fumare continuamente, e ci dicono che sono eruzioni di lava ma che si vede solo di notte, ci giurano che si vede chiaramente m di giorno sembra solo fumo, e noi non riusciamo mai a vedere la lava quando fa buio.

Antigua sembra un borgo medievale in stile Lisbona, le strade sono di ciottoli e c’è molta vita, molti bar, ristoranti, chiese, piazze, ostelli e hotel. Tutto bellissimo e mantenuto perfettamente. Prestando un po di attenzione si capisce che la vera bellezza di Antigua non si vede dalla strada, bisogna entrare nei patio, nei cortili interi degli edifici. Sono colonnati con alberi, giardini, fontane, tutto fantastico. Ma pieno di gringos, costoso. Dobbiamo limitarci con i divertimenti per non sperperare eccessivamente. Viviamo a “La casa de Chofo” una specie di ostello che in realtà è casa di un tale Chofo. Un grande! La nonna gli ha lasciato il palazzo e lui non fa niente se non socializzare con gli ospiti. Ci facciamo da mangiare a casa ogni sera perché i ristoranti hanno prezzi da resort stile vacanze al mare.

Una settimana di corso di spagnolo aiuta sicuramente più Sophie che me, ma per 100$ per 4 ore al giorno ne vale la pena! Durante la settimana non succede gran che appare un sbronza al pub irlandese, un paio di problemi col blog ancora da risolvere completamente, un po di trattative non andate a buon fine per acquistare pneumatici nuovi e far revisionare le sospensioni e qualche buon caffe, che è il prodotto più famoso di Antigua.

L’ultima notte, siamo in un bar che ha una bella vista sui vulcani. Facciamo amicizia con i baristi che sono appassionati di moto. Dopo la seconda tequila finalmente vediamo il vulcano eruttare e siamo felici! Super felici! Dopo un po, chiacchierando, il barista ci consiglia di visitare El Mirador, ed inizia a parlarcene. Più o meno le sue parole sono state: “Era la capitale dei Maya. L’hanno scoperta solo una ventina d’anni fa. È accessibile solo con 2 giorni di cammino nella giungla, e due giorni per tornare. Non c’è niente e nessuno. È il complesso Maya più grande che ci sia. È fantastico.”

In quel momento i nostri piani sono cambiati, il richiamo per l’avventura ci ha convinti ad andare centinaia di chilometri più a nord anche di Tikal.

Da Antigua a Rio Dulce

Antigua è senza dubbio una città divertente e coinvolgente, tanto da convincermi a scrivere a Dario e spiegargli che è la località che cerca per aprire una scuola di yoga. Ce la vedrei benissimo. Ma questo è un viaggio in moto ed è arrivata l’ora di andare. Destinazione El Mirador, 400 km a nord est.

Salutiamo il Chofo, che è stato un gentiluomo con noi, e ci propone di non prendere la strada per Copan, ma quella per Rio Dulce, dove a quanto abbiamo capito un suo amico ha una sorta di B&B con piscina e ci lascia il numero di telefono dicendoci che avrebbe avvertito il suo amico del nostro arrivo.

Il ragazzo che ci ha aiutato ad aggirare la manifestazione

Il ragazzo che ci ha aiutato ad aggirare la manifestazione

Partiamo, passiamo per la trafficata Ciudad de Guatemala che ci fa perdere una buona ora e mezza. Dopo un po le montagne finiscono, si scende ed inizia a fare un caldo soffocante, il caldo che ti aspetti dal Centro America, ma lungo l’unica strada disponibile troviamo chilometri di coda, si tratta di una manifestazione di protesta contro la politica ospedaliera. Non c’è modo di passare, mi faccio largo tra le auto ed arriviamo fino al presidio lasciandoci alle spalle la coda di auto e camion, come tutte le altre moto. Ma da li non si va più avanti. Metto la moto sul cavalletto, scendo e faccio qualche passo, poi sento BOOM! Mi volto e la moto è perterra e sono circondato da guatemaltechi che mi deridono. Fair enough, Soph ed un paio di signori mi aiutano a rialzare Titine che nell’impatto ha rotto una freccia e strisciato un po le plastiche. Niente di grave. Dopo una chiacchierata con i manifestanti di cui non ho capito niente, Sophie mi dice che un altro motociclista che ha appena conosciuto conosce una strada sterrata alternativa. Saluti e abbracci e ci giriamo seguendo questo chico.

Torniamo indietro per una decina di kilometri, svoltiamo a sinistra, oltrepassiamo un paesello e iniziamo a percorrere una sterrata in mezzo ad una discarica. Fortunatamente dopo un po diventa una figata, un fiume e la strada si fondono, e c’è modo di divertirsi fuori strada facendo una gran bella sudata!

Quando arriviamo a Rio Dulce, Sophie chiama Ovidio, l’amico di Chofo. Figura di merda: Chofo non l’aveva avvertito e non si trattava di un ostello, bensì della sua casa per le vacanze ancora in costruzione. Ci sentiamo in forte imbarazzo, ma lui insiste che non c’è problema e viene ad incontrarci in macchina con sua figlia Claudia. Lo seguiamo per una mezzoretta, in mezzo a campi, in mezzo alla giungla, è il tramonto e il paesaggio del Guatemala è una favola, verde intenso, coltivato ma con l’intensità della vegetazione della foresta. Arriviamo a casa sua, anche se non è finita si vede che sarà una villa. Ovidio fa l’allevatore, e qui ha i pascoli, per questo sta costruendo così lontano da Antigua, dove vive. Un tuffo in piscina e poi ci molla le chiavi di casa e parte per Antigua! Io  a bocca aperta! Ma in Italia chi da le chiavi di casa propria e il letto ad uno sconosciuto? È un privilegio conoscere personaggi così.

El Miador

L’indomani arriviamo all’Isla de Flores dove troviamo l’agenzia della cooperativa Carmelita (villaggio da cui parte la spedizione per El Mirador), paghiamo 220$ a testa, e ci mettiamo d’accordo per trovarci alle 4:30 del mattino per prendere il bus per Carmelita. Qualche ora per rilassarci, chiamare i genitori, comprare dei pantaloni di lino ridicoli per la spedizione (fortemente consigliati dall’agenzia per proteggerci dalle zanzare…. il che non promette bene…) e un paio di birre.

Sull’autobus, che più che un autobus è una lattina ti sardine arrugginita con tre ruote e mezza, conosciamo Alex, francese che farà parte del nostro gruppo. Alex vive a Miami, ed è un giovane di successo, parla bene lo spagnolo che è un punto a favore visto che la guida e i porter non sanno alcun inglese!

Un po in ritardo, verso le 10, la spedizione parte. Siamo Alex, Sophie, Santiago (la guida) e io. Più tardi conosceremo anche Nelson e suo padre che si prendono cura dei muli che portano bagagli, tende stile igloo e viveri per le prossime quattro notti.

Non avevamo ben capito in che guaio c’eravamo cacciati. Sapevamo che il piano era percorrere 18km il primo giorno, 23km il secondo, poi un giorno per esplorare El Mirador, e tutto di nuovo per il ritorno. Sapevamo che nella giungla fa caldo, è umido e che le zanzare sono assatanate. Quello che non sapevamo è che dovevamo oltrepassare una palude semplicemente camminandoci sopra e che l’intera strada fosse un alveare di buchi nel fango creati dall’eccessivo traffico di muli che trasportano tutto. Per le sei ore di treck non smettiamo di susare er un secondo, ci riempiamo di repellente per zanzare ma non sembra funzionare, quindi camminiamo sempre più veloce per fregare queste fastidiose creature. Arriviamo all’accampamento di Tintal, un’altra città Maya, stravolti ma soddisfatti. Tutti sono stremati ma nessuno riesce a dormire, complici le scimmie che gridano senza tregua.

Il giorno dopo la strada è più lunga ma più facile. Arriviamo all’accampamento comunque stanchi. I piedi fanno un male cane e continueranno per giorni. Un po di relax e per il tramonto entriamo finalmente nel El Mirador, scaliamo una delle piramidi più alte, quella del giaguaro (uno degli dei Maya più importanti insieme al serpente) ci sediamo sulla punta di quest’edificio millenario e guardiamo il sole che scende sulla giungla verde.

Ad una manciata di ore, verso le 4:30 ci svegliamo, è buio pesto, io faccio fatica a comprendere che succede ma seguo gli altri. Scaliamo la piramide di nuovo! Vediamo le stelle cadenti da sopra la piramide Maya, wow! Appena si vede un po di crepuscolo le scimmie si svegliano, gridano, ululano da ogni direzione, parlano tra loro da chilometri di distanza, fanno paura! Ma probabilmente si stanno solo dicendo buongiorno 🙂 e spunta il sole.

Finalmente esploriamo il sito archeologo. È enorme, ci sono piramidi e templi ovunque, piazze, abitazioni. Ma è tutto sotto terra, sotto gli alberi, sotto le foglie, non si vede quasi niente! Bisogna usare l’immaginazione e non è che Santiago, la guida, spieghi poi gran che… Alcune piramidi, quelle su cui lavorano gli archeologi, sono scoperte, ma spesso solo la punta quindi è un po dura rendersi conto di quanto grandi siano nonostante la piramide più grande di El Mirador, comprendendo la base, supera in volume la piramide di Ghiza.

Nessuno sa perché i Maya abbiano abbandonato le città, o cosa ne sia stato di loro. La teoria più in voga vuole che abbiano esaurito le risorse, forse i canali artificiali che avevano scavato per incanalare l’acqua dalla giungla circostante alla città non funzionavano più. Ma tutte le città svuotate e dimenticate dopo mille anni così di colpo? E non potevano costruire la città vicino al lago di Flores? Perché costruirle in mezzo ad una giungla senza laghi e fiumi?

Quella sera, per cena c’è zuppa di patate, e poi si terrà un epico torneo di dama vinto dal sottoscritto 😉

Il giorno dopo è anche il mio compleanno. Facciamo i 23km fino al primo accampamento in tempo record., lungo la strada vedremo anche un serpente e un tapiro. Ci docciamo lanciandoaci addosso secchi di acqua piovana. Andiamo sopra ad un’atra piramide che fa parte di Tintal a vedere il tramonto. Nel frattempo all’accampamento arrivano una quarantina di persone, tutti guatemaltechi, tra cui molti anziani anche di 70 anni che si erano fatti tutta la palude. Incredibile!

Il rituale Maya

Dopo cena, e dopo due bottiglie di vino che incredibilmente non avevamo ancora aperto, notiamo che i nuovi ospiti si stanno riunendo in mezzo agli alberi con vari oggetti. Si stanno preparando per svolgere un rituale Maya e ci dicono che possiamo assistere e partecipare. Hanno centinaia di candele di vari colori.

Rituel Maya auquel nous avons participe, par hasard…positionnement du cercle par rapport aux données cardinales...

Rituel Maya auquel nous avons participe, par hasard…positionnement du cercle par rapport aux données cardinales…

Al centro si mettono i quattro sciamani, di cui solo una è una donna. Dopo essersi assicurati di essere sotto le stelle e non essere coperti da rami degli alberi si dispongono secondo i punti cardinali. Disegnano un cerchio di zucchero per terra con una x al centro che divide il cerchio in settori N,S,E,O. Dispongono palline di incenso lungo il perimetro del cerchio, poi anche all’interno, poi ci mettono sopra una zolla di zucchero grezzo, poi candele di colori diversi per ogni settore dei punti cardinali, poi altro incenso, poi altre candele, poi un erba aromatica che non identificato attorno al cerchio, poi bastoncini, e ancora candele e zucchero. Era in pratica una bomba pronta ad essere incendiata. E così è stato.

Una volta acceso il fuoco tutti i presenti si sono rivolti ad est mentre lo sciamano ad est diceva una preghiera, o una formula magica, o non so che. Poi tutti i presenti si sono rivolti a ovest mentre lo sciamano relativo diceva la sua preghiera, e idem per nord e sud.

Una volta terminata questa fase c’è stato un dibattito tra gli sciamani per decidere se continuare nella lingua Maya o in Spagnolo. Hanno pattuito per un 50/50.

Il resto è stato molto lungo, ma d’effetto. Uno sciamano alla volta ringraziava un elemento vitale come il vento, o l’acqua, o il calore, o il freddo, perché senza di loro non ci sarebbe la vita. Alcuni presenti venivano fatti sedere per terra dagli sciamani che pregando gli strofinavano delle candele sulla testa e sulle braccia per poi buttarle sul fuoco. Anche a tutti i partecipanti inclusi noi venivano date candele spente e semi da gettare nel fuoco, penso fosse un atto di purificazione. Continuavano a far riferimenti alla conquista spagnola e l’ignoranza che ne regna attorno, ovviamente sono ancora molto risentiti dei danni causati alla loro cultura. Ma principalmente, il culmine del rito, era tentar di spronare i giovani a ritrovare il legame con la natura, perso e corrotto da soldi, ignoranza e superficialità.

Alla fine del rituale, uno sciamano ha fatto il giro di tutti i presenti che gli dicevano il nome di quattro cari deceduti, questo poi gettava quattro candele sul fuoco in modo da aiutare le anime a liberarsi e poter correre. Almeno questo è quello che io ho capito.

Quando finalmente siamo andati a dormire ho pensato che dopo tutto è stato un compleanno interessante… abbiamo camminato in una foresta pluviale, guardato il tramonto da sopra un piramide e partecipato ad un rituale Maya. Non capita tutti gli anni…

El Mirador è stata un’avventura fantastica, ma mi ha lasciato con più dubbi che risposte.

 

Tikal

Alla fine, dopo un giorno di riposo a Flores, ci siamo andati. Un’ora di moto per entrare nel parco naturale e ammirare il complesso Maya più importante rimasto. Bellissimo, una vera meraviglia del mondo. Ci sono molti turisti, ma almeno le piramidi si vedono, sono belle, grandi, imponenti. È più facile farsi un’idea di come fosse all’epoca. Certamente i ricchi se la godevano e il resto del popolo stentava costruendogli i palazzi in pietra.

Domani si va in Honduras!

Mi spiace per l’esagerata lunghezza del post, complimenti a chi è riuscito a leggerlo fin qui!

Related posts

Perù & Bolivia

Finalmente al confine con la Bolivia! Siamo al confine di Cocacabana, a 3800 metri a pochi passi dal lago Titikaka (lago del Puma, perche' secondo i locali sembra un puma che cattura un coniglio, che immaginazione!). Mi dispiace veramente dire “finalmente”, mi dispiace essere cosi critico...

Le montagne del Perù

Le montagne del Perù

Day 1 - da Chimbote a Yungay Sarà che stamattina eravamo con la luna giusta, sarà che stavamo partendo per le montagne lasciandoci alle spalle per qualche giorno il deserto, sarà che abbiamo fatto una bella colazione in camera, finalmente eravamo circondati da un’aurea più positiva di...

  • IMG_0427.jpg
  • IMG_20160126_164153531.jpg
  • IMG_0428.jpg
  • IMG_20160127_142226323.jpg
  • IMG_0446.jpg
  • IMG_0448.jpg
  • IMG_0450.jpg
  • IMG_0451.jpg
  • IMG_0437.jpg
  • IMG_0465-e1454334456216.jpg
  • IMG_20160128_142806204.jpg
  • IMG_20160128_142812843.jpg
  • IMG_20160128_164010519.jpg
  • IMG_20160129_111512286.jpg
  • IMG_20160129_111518879.jpg
  • IMG_20160129_120227953.jpg
  • IMG_20160129_120744462.jpg
  • IMG_0471.jpg
  • IMG_0476.jpg

L'odissea del deserto Sechura, Perù

Sono ormai quattro giorni che a causa di uno straordinario conseguirsi di sfighe siamo bloccati a nord del Perù, a Piura, Chiclayo e Chimbote, città nel mezzo del deserto dal quale non vediamo l'ora di andarsene. L'impatto con il Perù, devo ammettere, non è stato amore a prima vista. La...

2 Comments

  1. Paolo simone 24/12/2015
    Reply

    Great adventure, stunning places and landscapes.

    • Sophie Guedon 30/12/2015
      Reply

      Thanks Paolo. Those countries have a lot to offer for sure…

Leave a comment