Le montagne del Perù

Le montagne del Perù

Day 1 – da Chimbote a Yungay

the road to Yungay

Bella la strada per Yungay, eh?

Sarà che stamattina eravamo con la luna giusta, sarà che stavamo partendo per le montagne lasciandoci alle spalle per qualche giorno il deserto, sarà che abbiamo fatto una bella colazione in camera, finalmente eravamo circondati da un’aurea più positiva di quella degli ultimi giorni. Subito infatti, caricando la moto, ho fatto amicizia con un signore interessato alla BMW, ha regalato a Sophie e me due magliette bianche della marca di batterie per auto che vende e ci ha consigliato che strada prendere per andare nella “sierra” verso Huaraz nella Cordillera Bianca al parco nazionale Huascaran.  La nostra idea era arrivare entro oggi almeno a Yungay, dal quale si accede ad una strada in altitudine tra i ghiacciai.

Secondo il nostro nuovo socio, la strada più divertente delle tre disponibili per Yungay, sarebbe continuare per la 1N, Panamericana Norte, fino alle vicinanze di Samanco, girare a sinistra in direzione Napeña e continuare fino a Yungay.
Questa strada, di cui io non conoscevo l’esistenza, che mi era stato consigliato dall’unica coppia di motociclisti che si era fermata quando siamo rimasi a piedi in mezzo al deserto, si può percorrere com un giro ad anello in una giornata intera e comprende un tot di passi oltre i 4000 metri, ghiacciai, la montagna più alta del Perù, lagune azzurre in altitudine e il tunnel più alto al mondo, il Tunnel Punta Olimpica, a 4730 metri! Ah, e non dimentichiamo il Niño, fenomeno atmosferico che arriva in Perù ogni 10 anni e in questo momento attivo sulle montagne sotto forma di pioggia!
Dopo saluti e abbracci, stop al bancomat, e un paio di strade sbagliate finalmente siamo sulla strada giusta. Troviamo la strada per Napeña immediatamente e iniziamo a seguirla. Dopo una buon’ora la strada diventa stretta, solo una macchina o due moto ci passano, e soprattutto, inizia a salire! Sorridiamo, ci emozioniamo, finalmente montagne, ci allontaniamo da civiltà e città sporche. Tuttavia, nonostante l’euforia, non posso accelerare, è necessario andare piano, la strada è tra le più pericolose che abbia mai percorso. Anche se asfaltata, ci sono molti buchi, ci sono rocce sassi e sabbia scivolose ovunque e noi siamo dalla parte della strada che da a valle, e si tratta di un burrone che diventa sempre più profondo.
Il paesaggio è desertico, anche con qualche cactus, ma finalmente si respira aria decente. Vediamo nuvoloni più avanti, verso le cime a cui ci dirigiamo, ma niente paura, la pioggia non ci spaventa. Continuiamo, il deserto diventa vegetazione con l’altitudine, non c’è più deserto, adesso ci sono mucche, asini e maiali che pascolano. La strada è uno zig-zag strepitoso, a livello del passo dello Stelvio e inizio a divertirmi.
Ad un certo punto dobbiamo pagare un pedaggio di 0.5 Soles, circa 15 centesimi di Euro per passare per la comunità del popolo libero nella zona di Pamparomas. Molto interessante, noi salutiamo tutti passando, ma solo i bambini ci degnano di uno sguardo. Ad ogni modo si tratta di una di queste comunità tipiche del Perù, le donne soprattutto sono vestite in modo tradizionale con cappelli bianchi stile cilindro ma enormi, grandi a volte poco meno di metà del corpo della persona, una lunga treccia per raccogliere i capelli, e vestiti colore verde e viola.
Dopo il nostro picnic, come tradizione vuole si mangia panino al tonno, proseguiamo tra le nuvole. Per un bel po si va pianissimo, non vedevo a più di qualche metro, inizia a far freddo, si supera qualche cascata e qualche parte infangata, tutto ai 20 all’ora, e il panorama non si vede. Capiamo comunque che siamo abbastanza alti perché le mani iniziano a gelare e decidiamo di fermarci per indossare la roba invernale. Proprio li, troviamo il passo con un bel cartello “CHICARHUAPUNTA 4314 MSNM”. Perbacco! Se MSNM vuol dire metri, così in alto non c’ero mai stato!
Per scattare un paio di foto mi si ibernano le mani. Ripartiamo e adesso inizia la discesa. E inizia piovere. La pioggia non ci lascerà fino a destinazione, per la prossima ora e mezza di strada. Una strada comunque fantastica, con meno nebbia così possiamo ammirare la bellezza delle montagne peruviane e la serpentina di questa magnetica strada.
Bello, bello, bello! Anche se ho guidato piano come mai prima. Che avventura Ecco che finalmente incontro il Perù che mi aspettavo! Una meritata doccia calda in hotel e domani speriamo che il tempo migliori 🙂

Day 2 – da Yungay a Huaraz

Parco nazionale Huascaran

Tanta roba…

Questa giornata avrebbe dovuto essere epica, avremmo dovuto percorrere un anello di strade montane sopra i tremila metri attorno a ghiacciai e al monte Huascaran, la vetta più alta del Perù. Invece, ho passato une notte travagliata, di crampi di stomaco per me poco sopportabili che non mi hanno fatto dormire. Alle 9am ero ancora a letto e mi sentivo come un cane bastonato. Mi dispiaceva tanto per Sophie, se io amo le montagne lei le adora e penso non tasse nella pelle. Purtroppo però non avevo le forze di fare un giro di 6/7 ore in altitudine, così abbiamo deciso solo di entrare nel parco e arrivare almeno fino al tunnel Punta Olimpica.

Che posto ragazzi! A tratti mi ricordava un po il Gran Paradiso, ma non è che si assomiglino poi molto. All’entrata del parco penso si sia già intorno ai tremila metri e prima di iniziare a salire si percorre un altipiano paradisiaco, verde, fiori, mucche al pascolo, ruscelli, cascate, con i ghiacciai davanti, a destra e a sinistra, bisogna alzare la testa per guardarli che quasi ti fai male collo.
Poi iniziano i tornanti. E inizia a piovere.Vado pianino perche mi sento un po di cacca, mi sento nauseato e ho un bel mal di testa. Ma il panorama e la serpentina che percorriamo a due ruote mi tiene concentrato. Dopo pochi tornanti ci troviamo all’altezza dei ghiacciai, un’atra curva e boom! Ci troviamo davanti il tunnel che indica 4730 metri di altitudine. Neanche il tempo di realizzare e siamo dentro al tunnel in discesa con una mezza cascata d’acqua che scende dal soffitto. Dopo un chilometro si esce e si arriva ad una laguna di un azzurro cielo che fa perdere il fiato.
Mentre Soph scatta qualche foto, io quasi collasso, non mi got molto il momento e sento il bisogno di scendere il prima possibile. Arriviamo a Huarez in un’ora sotto la pioggia e finalmente troviamo un’ostello dove posso collassare e riprendermi.

Day 3 – da Huarez a Lima

La strada da Huarez a Lima è lunga, ma tutta dritta fino alla Panamericana nel deserto. Perfortuna questo giorno sto molto meglio. Molto! E riesco a godermi questo inaspettato spettacolo della natura che attraversiamo. Non ho parole per descriverlo, si tratta di altipiani di praterie con ghiacciai in lontananza e cavalli che pascolano liberi. Diciamo che è un po come mi immagino la Mongolia anche se siamo dall’altra parte del mondo.
Circondato da tale meraviglia, sulla mia moto, con Sophie, mi sento felice, finalmente mi sento bene, e ho modo di pensare a quello che stiamo facendo e a quello che ci circonda invece di concentrami sul mal di pancia che ha caratterizzato lamia esistenza nell’ultima settimana, e penso che il Perù, per fortuna, non è così pessimo come mi avevan fatto credere al nord del paese. Qui è bello, ci sono i cestini, la vita è diversa e così è la cultura perché qui ci sono gli “indigeni”, a cui la ovviamente importa della loro terra. Nelle città prevalentemente non ci sono molti indigeni (scusate il termine ma non so quale sia più adatto, Inka forse?) e la differenza si vede. Per esempio, ho notato che sulle montagne le strade sono asfaltate, ma quando si passa nel centro abitato dove vivono gli indigeni la strada è sterrata. Si tratta solo di duecento metri. Ma perché non asfaltare anche li? Sencondo me è perché loro non vogliono, perché non vogliono alterare la loro terra. Lo rispetto.
Una volta arrivati alla Panamericana, al deserto, alle dune di sabbia, alla costa, si guida dritti, sempre dritti, col vento contro e la sabbia che vola sopra l’asfalto facendo sagome dinamiche astratte, e la moto va piano, mi sembra che rallenti sempre di più con questo vento. Le baracche costruite sopra la sabbia prendono tutta la mia attenzione, sono interessanti e non capisco come ci si possa vivere dentro. Sono ovunque. Sembrano milioni, sopra le dune, avvolte da una tempesta di sabbia. Boh! Ma che fanno li? Come possono viverci? L’acqua? L’elettricità? Misteri.

Di Lima non ci capisco niente. Sei ore per arrivarci attraversando il paradiso, e due ore e mezza per fare i diciotto chilometri per arrivare all’ostello. Un incubo. Capisco subito che per uscire dalla città dovremo partire non dopo le cinque di mattina. Almeno è molto più pulita del nord, è immensa, inquinata, ma sembra molto più civile di quanto visto finora sulla costa. Mi rilassa pensare che ho cambiato opinione su questo paese. siamo a metà strada ed è bello continuare l’avventura con un po di motivazione ritrovata.

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2 Comments

  1. Fabio 05/02/2016
    Reply

    “sagome dinamiche astratte”
    autore

    Dimmi un pò, come si comporta il GS in altitudine, perde tanta potenza? Si, lo so, potrei chiedere altro, ma tantè.. 😉

  2. Massimo 06/02/2016
    Reply

    vedi che di poesia te ne intendi!

    quando passi da set parti con il g650gs, 49 cavalli, la moto più lenta che fanno in europa, credono che sotto il culo tu abbia un razzo. Di solito le conversazioni vanno così:

    “quanto ci vuole da Lima al Matchu Picchu?”
    “14 ore, ma su quella moto 10!”

    quindi io so che me ne serviranno almeno 16. E tu che sei ingegnere dovresti capire.

    Non va un cazzo, fa al massimo i 120 all ora allivello del mare con vento a favore. Siamo pesanti. Pero in altitudine non perde tanto.

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